Uno spazio e un tempo dedicato per te

Dopo i primi colloqui, in genere da uno a tre, concordo con la persona uno o più obiettivi da raggiungere in modo tale da avere ben presente il percorso da intraprendere, per costruire insieme i significati verso un cambiamento possibile.

L’orientamento Biosistemico

Il termine Biosistemico (www.biosistemica.net) racchiude in sé i due elementi portanti dell’approccio: Bio si riferisce alla persona e al suo modo di stare nel mondo (quindi alle dimensioni biologiche, neurofisiologiche ed embriologiche inerenti la componente organica della corporeità), mentre Sistemico è relativo alla complessitá delle nostre interazioni, famiglia, lavoro e a tutte le relazioni interpersonali. Intendendo come qualsiasi comportamento abbia tre provenienze: individuale, interpersonale e culturale.

L’integrazione di teorie a base neurofisiobiologica e bioenergetica con una visione sistemica dell’individuo, i contributi mutuati dalla psicologia umanistico-esistenziale e dalla psicologia fenomenologica, sono qui raccolti allargando il campo di intervento clinico alla dimensione corporea, in funzione dello sviluppo consapevole del potenziale soggettivo al fine di migliorare la condizione umana e sociale.

Più precisamente viviamo una buona qualità della vita se i nostri pensieri, le nostre azioni e la nostra parte viscerale (emozionale) agiscono in buona connessione fra loro.

Strumento privilegiato è quindi proprio il lavoro sulle emozioni che viene mediato dal lavoro corporeo: blocchi e tensioni croniche tendono a trattenere il fluire dell’emozione. Sintomi fisici e contrazioni del sistema muscolare possono essere intesi come strategie difensive, seppur disfunzionali, del nostro modo di vivere; in altre parole, il protrarsi di tensioni emotive dolorose da cui continuiamo a proteggerci mina la nostra qualità di vita, con un effetto diretto sul livello energetico individuale, sulla capacità di espressione spontanea e creativa e sulla percezione del benessere.

L’emozione è come un fiume: se è secco siamo nel deserto;

se è sovrabbondante, anneghiamo.

Il terapeuta cerca di meritarsi la fiducia del paziente:

in questo modo egli diventa come gli argini di questo fiume,

aiutandolo a trovare la sua forza in un contesto di sicurezza”.

(Liss e Stupiggia, 1994)